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Chi ha raggiunto più volte il final table del Main Event WSOP?

Nicola Pagano3 min di lettura
Chi ha raggiunto più volte il final table del Main Event WSOP?DAZN
Tutti i giocatori da finale del Main Event delle World Series of Poker (WSOP): è il torneo più prestigioso al mondo, il sogno di ogni giocatore di poker

Il Main Event delle World Series of Poker (WSOP) è il torneo più prestigioso al mondo, il sogno di ogni giocatore di poker. Raggiungere il tavolo finale di questo evento è un risultato straordinario, ma farlo più di una volta rappresenta una vera e propria impresa. Tuttavia, distinguere tra i risultati ottenuti prima e dopo il 2003 è essenziale, poiché l'avvento del "boom del poker" ha cambiato drasticamente la competizione, rendendola molto più difficile. 

Prima del "boom", ovvero fino alla vittoria di Chris Moneymaker nel 2003, il Main Event era una competizione che registrava un numero ridotto di partecipanti. Si va dal minimo di 7 giocatori presenti alla prima edizione (1970) agli 839 del 2003, con una progressione di crescita costante. L’anno successivo alla vittoria dello sconosciuto contabile (Moneymaker), qualificato al Main Event grazie a un torneo satellite online da pochi dollari, il torneo ha compiuto uno scatto in avanti clamoroso, arrivando a 2.576 iscritti. Da lì non si è più fermato, fino ai 10.112 partecipanti dell’edizione 2024 (attuale record).

Evidente, quindi, che nell’epoca del poker “pre-boom” raggiungere più volte il final table non fosse una chimera. Soprattutto nelle prime edizioni del torneo, quando il Main Event WSOP era dominato da un ristretto gruppo di leggende che partecipavano in maniera regolare, rendendo più probabile la ripetizione dei risultati. Parliamo di Doyle Brunson (2 vittorie e 3 final table), Johnny Moss, (3 vittorie+3), Puggy Pearson (1+1), Crandell Addington (7 final table) e Robert Baldwin (1+2). 

Poi ci sono tre giocatori che meritano uno spazio a parte. Il primo è Stu Ungar (3+1), il “genio e sregolatezza” del poker, che ha vinto il suo terzo Main Event nel 1997, 16 anni dopo il secondo, quando il poker era già molto cambiato. Di quel periodo sono anche le imprese di Johnny Chan e di Dan Harrington: due vittorie consecutive (1987 e 1988) e un secondo posto nel 1989 per Chan, due final table per Harrington, uno coronato dalla vittoria nel 1995. 

Carte poker

Detto questo, bisogna essere sinceri e ammettere che, dal 2004 in avanti, arrivare più di una volta al final table è diventato un'impresa di tutt’altro livello. Alcuni giocatori, tuttavia, ci sono riusciti.

Cominciamo dall’americano Joe Cada, campione nel 2009, che nel 2018 ha centrato il secondo final tabe, chiudendo al 5° posto. Con un totale di oltre 10 milioni di dollari guadagnati tra i due eventi, Cada rimane il più giovane vincitore del Main Event WSOP.

Per Ben Lamb, statunitense anche lui, ci sono invece due final table: 3° nel 2011 e 9° nel 2017).

Mark Newhouse completa il trio a “stelle e strisce” con un back-to-back di final table (2013 e 2014): un’impresa unica nell’era moderna, con l’aggiunta che in entrambi i tornei è stato eliminato al 9° posto.

L’Europa si difende con il francese Antoine Saout, protagonista al final table ME WSOP nel 2009 (3°) e nel 2017 (5°), dimostrando una straordinaria consistenza nonostante l’altissima competitività del torneo.

Sempre extra-USA è la performance di Damian Salas. L’argentino è arrivato 7° nel 2017 e ha poi vinto l’edizione 2020 del Main Event WSOP, che tuttavia si è svolta dal vivo solo nella fase finale, a causa della pandemia. Vale come doppio final table? Probabilmente sì.

Infine, ci sono due primati che non riguardano in maniera specifica il numero di final table, ma meritano comunque di essere citati.

Uno è quello di Phil Hellmuth, il solo per ora ad aver vinto sia il Main Event WSOP (a Las Vegas nel 1989) sia quello delle WSOP Europe (a Cannes nel 2012). L’altro riguarda il maggior numero di piazzamenti a premio nel Main Event WSOP. Se si considera l’intera storia delle WSOP, questo primato è condiviso da Johnny Chan e Allen Cunningham, con 11 in the money. Se invece consideriamo solo l’era post-boom, Cunningham è da solo a quota 10. Scegliete voi.

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